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Ambiente

Acqua e sviluppo sostenibile: gli impatti ambientali legati all'acqua

Pubblicato il 22 maggio 2025

L'impatto ambientale di un'attività può essere misurato grazie a indicatori legati in particolare al cambiamento climatico (emissioni di GES), alla distruzione dello strato di ozono, alla tossicità umana nei suoli e nell'aria. Diversi di questi indicatori ambientali sono inoltre legati alla gestione dell'acqua, in quanto risorsa e in quanto biotopo. Considerare in modo globale l'impatto ambientale di un prodotto o di un'attività richiede quindi di tenere conto del loro impatto sul consumo di acqua, sull'ecotossicità acquatica o ancora sull'eutrofizzazione delle acque marine e delle acque dolci.

Gestione delle risorse idriche

Il consumo di acqua

Per l'effetto congiunto del riscaldamento climatico e di un uso crescente nelle attività umane, le risorse di acqua dolce si fanno sempre più scarse. Eppure l'acqua dolce è una risorsa preziosa, che rappresenta solo il 3 % dell'acqua presente sul pianeta, di cui due terzi sotto forma di ghiaccio. La maggior parte del consumo di acqua è legata all'attività agricola (58 %). La produzione di acqua potabile è la seconda voce di consumo. In Francia, il consumo medio di acqua potabile si aggira intorno ai 150 litri al giorno per abitante, ma solo l'1 % dell'acqua potabile viene bevuto. Queste cifre offrono spunti d'azione per una gestione dell'acqua più sostenibile nei paesi sviluppati: tra questi, la pratica dell'agroecologia e i gesti quotidiani per risparmiare acqua in casa.

Rarefazione delle acque superficiali e delle acque sotterranee

Le risorse idriche diminuiscono per effetto del loro uso intensivo da parte dell'uomo: la quantità d'acqua prelevata dalle falde freatiche è superiore all'acqua che vi ritorna naturalmente per infiltrazione. Inoltre, le acque prelevate per le attività umane non vengono restituite al loro ambiente d'origine. Peggio ancora, alcune falde freatiche situate in zone costiere, sovrasfruttate per le attività agricole, si riempiono di acqua salata e diventano inutilizzabili.

Il riscaldamento climatico e gli episodi di siccità non sono le uniche cause della mancata ricarica naturale delle falde freatiche. La deforestazione, la sistemazione degli argini fluviali, la cementificazione dei suoli con la costruzione di edifici, parcheggi e strade, così come l'aratura e il dilavamento dei terreni nell'agricoltura intensiva impermeabilizzano i suoli: l'acqua non si infiltra più, evapora o scorre direttamente fino al mare.

L'ecotossicità acquatica

Sfida fondamentale in materia di tutela dell'ambiente, una gestione sostenibile dell'acqua implica la lotta contro l'inquinamento idrico, e in particolare contro il degrado delle acque sotterranee o superficiali causato da prodotti chimici. I prodotti fitosanitari sono i principali responsabili dell'ecotossicità acquatica: si tratta di pesticidi, erbicidi e antifungini utilizzati nell'agricoltura convenzionale, che si infiltrano nei suoli e penetrano nelle falde sotterranee. L'ecotossicità acquatica ha anche origine dall'inquinamento da metalli pesanti (mercurio, piombo, arsenico, cadmio), che proviene dalle attività industriali e dai trasporti. L'inquinamento dell'acqua da parte di prodotti tossici porta alla scomparsa di specie e al degrado generale dell'ecosistema.

L'eutrofizzazione delle acque

Problema ambientale di primo piano, l'eutrofizzazione dell'acqua si traduce in uno squilibrio dell'ecosistema dovuto a un apporto eccessivo di elementi nutritivi nelle acque superficiali. Questo apporto eccessivo di nutrienti provoca la crescita sproporzionata di alcune specie vegetali. Al suo termine, il processo di eutrofizzazione porta a una deossigenazione dell'ambiente, con conseguente diminuzione, se non scomparsa, della biodiversità. Si distinguono l'eutrofizzazione delle acque dolci e l'eutrofizzazione delle acque marine.

Eutrofizzazione delle acque dolci

La sovrafertilizzazione di corsi d'acqua, laghi e specchi d'acqua dolce deriva da inquinamenti agricoli (in particolare azoto e fosforo provenienti da letame e fertilizzanti) e da inquinamenti urbani (scarichi di acque reflue). A causa dell'eutrofizzazione, le acque superficiali continentali subiscono un invecchiamento precoce: alghe e vegetali acquatici proliferano, provocando un aumento di materia organica decomposta, e quindi una sedimentazione accelerata. Il tenore di ossigeno diminuisce, con conseguente perdita importante di biodiversità. Le attività umane accelerano questo processo di invecchiamento fino a permettergli di compiersi in appena qualche decina di anni.

Eutrofizzazione delle acque marine

Ben noto sul litorale bretone con la problematica proliferazione delle alghe verdi, il fenomeno dell'eutrofizzazione delle acque marine è una delle sfide di una gestione sostenibile dell'acqua e degli ecosistemi acquatici. L'esplosione demografica localizzata di una specie di alghe può provocare l'intossicazione della grande fauna marina. Inoltre, la proliferazione di alghe dovuta alla sovrafertilizzazione impedisce alla luce di penetrare nell'ecosistema, ostacolando la fotosintesi e quindi la produzione di ossigeno. L'ambiente diventa rapidamente anossico, cioè privo di ossigeno, e quindi di vita.

In conclusione, gli impatti ambientali legati all'acqua sono numerosi e variegati. Per valutare l'impatto globale di un'attività, è essenziale tenere conto del suo consumo di acqua, dell'ecotossicità acquatica e dell'eutrofizzazione delle acque. Una gestione sostenibile dell'acqua è quindi essenziale per preservare il nostro ambiente.

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